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Buena suerte: recensione dell'album di Pino Scotto

Pino Scotto è sula scena musicale italiana sin dal lontano 1982, quando guidava i Vanadium. Nell'aprile del 2010, è uscito il suo nuovo album da solo "Buena Suerte", che ha naturalmente riacceso i fari e la discussione sulla sua figura.

Pino Scotto, un personaggio spesso discusso

PinoScotto.jpgPino Scotto è sicuramente un personaggio controverso e come tale eccita grandi passioni, soprattutto in una scena artistica come quella sempre abbastanza provinciale del nostro paese. Attivo sulla scena musicale dal lontano 1982, coi Vanadium, ha anche prodotto buoni album da solista che hanno provveduto a rinverdirne la fama e dato spesso luogo a grandi polemiche, inevitabili per un personaggio ingombrante come pochi. Il 2 aprile del 2010, è uscito il suo nuovo album, “Buena Suerte” una sorta di concept che prende le mosse dalle vicende italiane, delle quali Scotto discetta a modo suo, da quel metal-opinionista di vaglia in cui si è trasformato col passar del tempo.

Buena Suerte: la recensione

La prima traccia dell’album è “Quore Di Rock'N'Roll”, un vero e proprio tributo al r'n'r alcoolico di Jack Daniels, cui fa seguito “Morta è La Città”, un hardrock fluido e cristallino, che vede la collaborazione dell’ex chitarrista degli Europe, Kee Marcello. Poi arriva “Gli Arbitri Ti Picchiano”, un rap/rock con Caparezza che è il primo singolo dell’album, una pagina non proprio indimenticabile nella carriera di entrambi. Il lavoro riprende subito quota coi due pezzi successivi, "Il pronista" e"Tempi lunghi" . Bersaglio dei due pezzi-invettiva sono rispettivamente il tronista e Silvio Berlusconi, due simboli giudicati evidentemente non positivi della nostra epoca. I due pezzi introducono a quella che può essere considerata la vetta artistica del lavoro "Soldatini di pongo" (feat. Nina), una toccante ballata dedicata a tutti i bambini soldato. Il clima si fa nuovamente torrido con "Stage degli innocenti" e "Maldido street", caratterizzata quest’ultima da un notevole groove, mentre"Che figlio di Maria" è una coinvolgente invocazione a ritmo di rock, una sorta di preghiera ad un Dio definito assente. Quindi arriva il breve intermezzo"Blues on", che funge praticamente da introduzione per il gran finale, che spetta alla debordante "Diatribal rock".

Il giudizio finale sull'album, non può che essere positivo: forse non è un episodio memorabile, nella carriera di Scotto, cui aggiunge poco, ma, al contempo, regala ai fans un quarantina di minuti di hard rock diretto e possente, caratterizzati anche dai testi, mai banali e capaci di esprimere lo spirito del tempo. Coadiuvato in ciò da strumentisti impeccabili come Steve Volta (chitarra), Marco Di Salvia (batteria) e Frank Kopo (basso).


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