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Figurine, che passione

“Ce l’ho, mi manca…”: chissà quante volte, da piccoli, abbiamo ripetuto questo mantra, esaminando il canonico mazzetto di figurine, Panini di solito, dei nostri amici. Lo scambio delle figurine, era probabilmente l’atto saliente della spasmodica ricerca di quelle che ci mancavano per finire la collezione annuale e l’emozione con la quale si sfogliavano le stesse, è rimasta indelebile per intere generazioni di collezionisti, giovani e meno. Per me, quella emozione è rimasta la stessa, in quanto la passione per le figurine di calcio, non è mai venuta meno. E nel corso degli anni, anzi, si è rinvigorita non poco, sfogliando le aste telematiche che si svolgono su Ebay e che vedono l’offerta di migliaia e migliaia di esemplari delle più svariate collezioni. Perché bisogna sapere, che se la Panini è diventata un mito negli anni ’60, già negli anni ’20 le figurine riguardanti il calcio erano state oggetto di culto da parte dei giovani collezionisti di allora. E anzi, se si esaminano le collezioni degli anni eroici del nostro calcio, non può non saltare agli occhi una cosa evidentissima: le collezioni di allora, erano molto più belle! Basti guardare alcuni esemplari, ad esempio, delle figurine prodotte dalla Lurati, una fabbrica di cioccolato dell’epoca, che offriva ai suoi clienti dei ritratti fotografici degli assi di allora (Bernardini, Gianni, Meazza, solo per fare alcuni nomi dei più noti) che sono dei piccoli capolavori e che venivano fatti con la tecnica allora in voga per cercare di restituire al meglio l’immagine della persona che si sottoponeva all’operazione, con una scelta straordinaria dei fondali e dei chiaroscuri. Simili ai ritratti della Lurati, sono quelli di un'altra azienda dolciaria dell’epoca, la Vecchi, anche essi dei piccoli capolavori che lasciano a bocca aperta ancora oggi. Uno dei motivi dello stupore che assale, nel visionare queste fotografie, è lo strepitoso uso del bianco e nero, tanto che sembra di ammirare una di quelle pellicole degli anni ’50 che fecero la fortuna del Neorealismo italiano. A colori sono invece le bellissime figurine prodotte da Lavazza ed Elah, nel corso degli anni ’50. Le prime, oltre alla bellezza dei ritratti offerti, avevano una particolarità non da poco: accanto alla fotografia del giocatore, c’era una piccola scheda tecnica dello stesso, redatta da Bruno Slawitz, un famoso giornalista sportivo dell’epoca, il quale riusciva a sintetizzare in poche righe carriera e prospettive dello stesso. E farlo in così poco spazio, non doveva proprio essere facile. Naturalmente, queste collezioni, oggi mitiche, non hanno avuto la stessa fortuna incontrata dalla Panini, la quale ha avuto il merito di puntare su una dimensione industriale del collezionismo che invece non era stata assunta dai predecessori, i quali avevano inteso la figurina come un accessorio del prodotto vero e proprio. Come si può notare, erano state soprattutto le aziende dolciarie a sviluppare operazioni che avevano lo scopo di rendere ancora più attraente la loro produzione. Alla Panini, invece, capirono che proprio la figurina doveva diventare l’oggetto da promuovere e in breve tempo riuscirono a sgominare una concorrenza che non era riuscita ad affermarsi a livello nazionale, ricoprendo in maniera capillare il territorio, come ha invece saputo fare la casa modenese. Che però, è il caso di dirlo, dal punto di vista della bellezza, non ha mai saputo eguagliare i predecessori. Del resto non era impresa facile…
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