Blog su musica, cinema, sport, attualità e molto altro
Il film "Johnny Stecchino", di Benigni, contiene una scena che è rimasta nell'immaginario collettivo, nella quale un tassista palermitano, allo stralunato protagonista della pellicola, confessa che nel capoluogo siciliano esiste un grande problema, a ben vedere: "Il traffico". Quando vedo comparire sullo schermo un politico italiano, che parla dei problemi del nostro paese, chissà perchè, mi torna sempre in mente quella scena. E come potrebbe essere diversamente, se si pensa a quanto sta emergendo in questi giorni, sul fronte dei rapporti tra Italia ed Europa, con la lettera portata da Berlusconi ai partners comunitari, nella quale si promette di intervenire per mettere in sicurezza i conti pubblici, mettendo mano alle norme che regolano il complesso tema dei licenziamenti?
Insomma, sembra proprio che alla fine ci siano riusciti. Per molto tempo, in Italia, si è cercato di far credere che il problema stesse nel fatto che i lavoratori dipendenti a tempo indeterminato avessero troppi diritti, non che i lavoratori precari non ne avessero nessuno. E se il livello della discussione era questo, non si poteva che guardare con enorme preoccupazione a quanto la politica italiana avrebbe potuto elaborare di conseguenza. Naturalmente, mi riferisco a quanto sta venendo fuori in questi giorni, con un governo italiano che, pur di non andare a toccare le pensioni di anzianità, in quanto altrimenti Bossi potrebbe decidere di staccare la spina al Governo, usa come moneta di scambio con l'Europa uno dei capisaldi dello Statuto dei Lavoratori, il divieto di licenziamento senza giusta causa. In questo modo, finalmente si equiparano i lavoratori precari agli altri, ma non dando diritti ai primi, bensì togliendoli ai secondi. Per capire l'abnormità di quanto sta succedendo in Italia, basti fare un piccolo raffronto con i sistemi in vigore nei paesi europei più avanzati, quelli coi quali ci dovremmo confrontare. Ove il mercato del lavoro, forse, sarà più flessibile, ma nei quali, al contempo, esiste un sistema di protezione sociale che in Italia neanche possiamo sognarci. In Francia, Germania, Inghilterra e Spagna, esistono infatti forme di sostegno al reddito che permettono a chi non trova lavoro di non finire in mezzo ad una strada, come invece succede da noi. E in questi paesi, il lavoratore che viene licenziato, ha diritto ad avere un risarcimento pecuniario che può variare da alcune mensilità di stipendio ad alcuni anni. Da noi, di queste forme di protezione, non esiste praticamente traccia o quasi. E le conseguenze, oltre che devastanti per quanto riguarda il senso di permanente insicurezza che ormai caratterizza la nostra società, hanno una ricaduta pesantissima sul piano economico. Perchè è del tutto logico che una persona che avverta un senso di insicurezza legata alle sue precarie aspettative di lavoro, alla fine tenda a non consumare, con una ricaduta prevedibile su un mercato ormai in continua contrazione. Che una cosa di questo genere non la capisca il mondo politico, non deve stupire, visto il livello veramente infimo dei gruppi dirigenti dei partiti italiani. Che non lo capisce il mondo imprenditoriale, invece, sembra veramente incredibile. Non si riesce infatti a capire a chi potranno essere vendute le merci prodotte, di questo passo, se il mercato interno non potrà ripartire. E' del tutto chiaro, infatti, che per farlo ripartire servirebbe benzina, cioè stipendi e pensioni di livelli più adeguati e non provvedimenti tesi soltanto a privilegiare le imprese e a spingerle a surplus di produzione che non avranno sbocchi su un mercato paralizzato dalla mancanza di risorse e sicurezza. Di fronte a tanta cecità, non resta che concordare il vecchio detto latino in base al quale Dio acceca coloro che vuol perdere...