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Finalmente, è arrivato un nuovo sport nazionale, in sostituzione del calcio: la caccia a Grillo, inteso come Beppe, comico e fondatore di un movimento politico. Sul quale la si può pensare come si vuole, bene o male, o essere addirittura a metà del guado, come il sottoscritto, il quale guarda con occhio benevolo ad alcune proposte di M5S, ma con una certa preoccupazione agli istinti leaderistici che traspaiono da alcune mosse. Ma non è questo il punto. In questi giorni, si è letteralmente alzato un fuoco di sbarramento da ogni parte, teso ad indicare Grillo e il suo movimento come portatore di demagogia e populismo, ma soprattutto a tacciarlo di una accusa infamante: essere la punta di lancia dell’antipolitica. Terribile, tanto da domandarsi cosa abbia fatto il comico genovese, per meritarsi queste accuse che i partiti che le hanno sollevate, non hanno riservato nemmeno a movimenti dal chiaro sapore razzista e populista come la Lega, o che si richiamano espressamente al Ventennio, come La Destra di Storace. Già, cosa ha fatto Grillo? Ha detto in pratica una piccola parte di ciò che la stragrande maggioranza dei cittadini italiani pensa di partiti che, bustarella dopo bustarella, privilegio dopo privilegio e furto dopo furto, si sono letteralmente divorati l’Italia. Partiti che hanno distrutto un paese un tempo prospero, preparato un disastro di proporzioni epocali, distrutto il mercato del lavoro mettendo le giovani generazioni in mezzo ad una strada o alla mercè di imprese che pensano di poter portare avanti la concorrenza agendo sempre e soltanto sul costo del lavoro e sulla sua compressione a livelli da Quarto Mondo, Apparati burocratici i quali si distinguono ormai per una voracità senza limiti, simboleggiati da episodi banditeschi, come la questione dei soldi da investire in Tanzania da parte dei vertici della Lega Nord, su cui si indaga in quanto potrebbero essere il prodotto di un riciclaggio mafioso. Politici come la Rosi Mauro assurta all’onore della vicepresidenza del Senato e beccata con il sorcio in bocca, mentre usava i soldi del finanziamento pubblico per fini personali, o come Scajola, quello che da Ministro si ritrovava casa al Colosseo, la abitava e poi affermava di non sapere che quella abitazione fosse sua e gli fosse stata regalata dalla Cricca. Per non parlare del sistema di potere messo in piedi da Formigoni in Lombardia e da Errani in Emilia.
Ecco, la grande colpa di Grillo e grillino, è questa: battersi per riportare la politica alla sua funzione originale, quella di un servizio alla collettività. Una colpa infamante, tale da essere iscritta alla categoria della antipolitica. Qualcuno, sicuramente, ricorderà la barzelletta di quel tizio che mentre si trova in macchina sull’autostrada, accende la radio e sente la notizia in base alla quale ci sarebbe un folle che va contromano proprio sulla strada che sta percorrendo: “Un matto? Ma qui vengono tutti contromano, altro che uno.” Ecco, la logica che ispira gli attacchi a Grillo, sembra ricavata, tanto da sembrarne la sublimazione, da questa deliziosa barzelletta. I partiti, gli stessi partiti che hanno fatto strame della vera politica, accusano di antipolitica chi la vorrebbe ripulire dalle incrostazioni che ne hanno fatto una attività da malavitosi ed affaristi. Purtroppo, però, questa non è una barzelletta, ma l’Italia ridotta a brandelli, da un punto di vista civile, dell’anno di grazia 2012.