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Basta col finanziamento pubblico ai partiti

 

Quante volte abbiamo sentito dire che senza il finanziamento pubblico, i partiti non possono vivere e sarebbero costretti a chiudere? Una infinità di volte. Negli anni bui del ventesimo secolo, i dittatori usavano ripetere che una bugia, ripetuta infinite volte può trasformarsi in verità: si chiama propaganda, in effetti. Quella che anche in questi giorni, le associazioni economiche private in cui si sono trasformati i partiti italiani, cercano di accreditare presso gli ingenui. Ma, appunto, sempre una bugia è: i partiti possono vivere con la massima tranquillità senza il finanziamento pubblico, come del resto è stato per tanti anni, mentre chi effettivamente non può vivere senza di esso sono gli apparati, quelli che con la loro voracità hanno requisito la politica a loro uso e consumo. Purtroppo, la politica in Italia è morta con la scomparsa di persone come Berlinguer, Nenni, Zaccagnini, Moro, cioè quando quella classe dirigente che era uscita fuori dalle distruzioni e dalle tragedie del nazifascismo è stata soppiantata dal famoso CAF. Da quel momento, i partiti non sono più stati associazioni di liberi cittadini dediti al bene della collettività, ma associazioni che avevano il compito di tutelare l’interesse privato dei capi e degli apparati che si muovevano ai loro ordini. Basterebbe raffrontare il modo in cui sono morti Craxi, latitante e con conti in banca miliardari, e le persone che ho menzionato sopra.
Oggi, poi, alla luce di quanto sta emergendo sul versante Lega Nord, con affitti pagati dal partito coi soldi pubblici, case comprate sempre coi nostri soldi ed episodi che farebbero impallidire i satrapi di antica memoria, dire che i partiti hanno bisogno di soldi per non chiudere, non fa più ridere, ma imbestialire i semplici cittadini che debbono tirare avanti con stipendi sempre più magri, si vedono tagliare i servizi scolastici e sanitari e massacrare le pensioni. Il tutto mentre non si sente più neanche parlare del taglio dei costi della politica, discussione che risorge ogni tanto, come un fiume carsico, quando l’ira dei cittadini per il malcostume dilagante in politica spinge i partiti a dare un contentino all’opinione pubblica, per poi rimettere tutto a tacere all’insegna del “passata la festa, gabbato lo santo”. Chi ha fatto attività politica, come il sottoscritto, sa benissimo che il finanziamento pubblico non serve a tenere aperte le sezioni, anzi, è il contrario. Dal centro verso la base non arriva un euro che sia uno (e infatti quei soldi vanno ad arenarsi sui conti dei tesorieri), mentre dalla base verso il centro, cioè dalle sezioni territoriali alle federazioni, si muove un vero fiume di denaro, quello delle tessere. Se fosse vero che la politica costa e servono soldi, non si capisce perché siano scomparse le famose e benemerite feste dell’Unità, che consentivano ogni anno al partito erede del PCI di guadagnare soldi, tanti.
Insomma, ormai bisogna avere il coraggio di dirlo a chiare lettere, se si vuole che la politica torni ad essere ciò che era, un servizio ai cittadini: il finanziamento pubblico ai partiti va tolto o riformulato, corrispondendolo magari sotto forma di servizi. Chi afferma che togliendolo, si avrebbe come risultato una politica fatta solo da ricchi, mente sapendo di mentire, perché proprio con il finanziamento pubblico, il Parlamento è diventato un luogo riservato ai ricchi. Basta vedere oggi, quanti sono gli operai che siedono sugli scranni parlamentari, uno, e mettere a confronto il numero con quello di avvocati, imprenditori e altre figure che di certo non hanno il problema di arrivare alla fine del mese, come succede alla stragrande maggioranza degli italiani. Con la pratica conseguenza della elevazione a norma di quel conflitto di interessi che ha a lungo distinto Berlusconi. Perché un Parlamento di ricchi, dovrebbe penalizzare la casta da cui proviene?

 

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Vi segnalo il nunero di FAX della segreteria del Presidente del Consiglio MONTI a cui inviare una comunicazione scritta con la quale si esprime la propria contrarietà SIA al FINANZIAMENTO PUBBLICO<br /> AI PARTITI CHE ANCHE alla PROPOSTA DI LEGGE CON LA QUALE LIMITARE LA LIBERTA DI COMUNICAZIONE ATTRAVERSO INTERNET (LEGGE BAVAGLIO). IL NUMERO DI FAX è 0667793543
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