Blog su musica, cinema, sport, attualità e molto altro
Non lo sapevamo, ma in Parlamento siede un grande artista. Il suo nome è Bobo Maroni e se qualcuno pensa che la sua grandezza artistica derivi dalla sua lunga militanza in qualità di musicista, sbaglia. L’arte di Maroni, infatti, si estrinseca in una comicità sopraffina, degna di un Benigni più rifinito. Basta infatti leggere le dichiarazioni rilasciate dall’ex Ministro degli Interni in questi giorni, e concernenti la vera e propria saga di truffe, raggiri e ladrocini di cui si sono resi colpevoli i vertici della Lega Nord (sì, proprio quelli di “Roma Ladrona”, roba da non credersi), per capire come un comico simile, alle nostre latitudini ancora non lo avevamo visto. Il culmine del deflagrare cui ha dato luogo Maroni, è stato raggiunto quando ha affermato che Bossi padre, degno genitore di tanti figli, è stato raggirato dalla prole, oltre che da Rosi Mauro e dagli altri che si sono fatti beffe dell’ex cantante prestato alla politica. Con questa battuta, in pratica, Maroni ha dato un colpo al cerchio e uno alla botte, facendo capire da un lato che Bossi dovrebbe essere interdetto per palese incapacità di badare alle sue cose e dall’altro che i militanti e votanti della Lega Nord, altro non sono che un branco di mentecatti capaci di votare per un movimento guidato da un pupazzo che si fa rigirare come un calzino dalla badante. Con le sue battute, Bobo Maroni ha praticamente seppellito sotto una risata anni e anni di esaltazione acritica verso un tizio che si vantava in pubblico di avercelo duro, intendendo l’organo sessuale, quando in realtà era una semplice marionetta mossa per i propri fini dal primo che passava. Fosse esso uno dei figli, il mitico Trota o l’ancor più mitico Roberto Libertà, quello che si è fatto condannare per aver fatto un gavettone alla varechina ad un militante di Rifondazione Comunista in quanto, da perfetto mentecatto, ha voluto anche denunciare il danneggiamento della macchina con cui aveva compiuto l’impresa, o Rosi Mauro, la vicepresidente del Senato che si accompagna con l’autore di “Culi Nudi”, bastava un nulla per fregare il celodurista in servizio permanente effettivo. A questo punto, non resta che da chiedere a Maroni, ove fosse lui, mentre scomparivano anche i posacenere nel corso delle riunioni a Via Bellerio e il “cerchio magico” di Bossi si portava via l’argenteria sotto la giacca. Cosa dite? Era troppo preso dalla stesura delle sue inimitabili battute? In effetti, avete ragione…