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Credo che la notizia che arriva da Trieste, ove la Stock ha deciso di chiudere lo storico stabilimento giuliano nel quale veniva prodotto lo Stock 84, meriti una riflessione approfondita. Intanto perché chi ama il calcio non può dimenticare il famoso slogan che fece da corollario per lunghi anni a “Novantesimo Minuto” la trasmissione che andava in onda ogni domenica pomeriggio a partire dai primi anni ’70, uno slogan indelebile per chi è cresciuto con il calcio delle partite domenicali tutte alla stessa ora. Ma soprattutto, perché le modalità che hanno distinto questa chiusura, sono lo specchio dei tempi e dicono chiaramente dove ci porterà il turbocapitalismo.
Per chi ancora non lo sapesse, la società che produce lo Stock 84 ha emanato uno stringato comunicato nel quale spiega che la produzione dello storico brandy sarà spostata nella Repubblica Ceca. Il motivo sta nel fatto (e qui siamo alla beffa) che nonostante il processo di ristrutturazione avviato negli ultimi anni, lo stabilimento triestino è diventato molto produttivo, ma non tanto da poter convenire più di una produzione in un paese ove il costo del lavoro è molto più basso. Coe a dire: a Trieste si guadagna bene, ma noi vogliamo guadagnare un botto e perciò andiamo nella Repubblica Ceca. E’ la logica perversa della delocalizzazione, una logica che del resto è stata usata anche da Marchionne e dalla Fiat per costringere i sindacati a firmare accordi capestro che comprimono ulteriormente i diritti dei lavoratori, già oberati da stipendi che sono tra i più bassi d’Europa. Di questo passo, le aziende potranno presentare aut aut ben precisi, presentando due strade che non sono certo concorrenziali: o fate quello che vogliamo, lavorando per un tozzo di pane, o ce ne andiamo. Di fronte a questa logica, da un lato rimane da dire che la servitù della gleba era molto più decente, mentre dall’altro rimane solo da interrogarsi su come contrastare quello che sta avvenendo. E visto che i governi sembrano disinteressarsi di quanto succede, probabilmente perché sono ormai una diretta emanazione del turbocapitalismo e dell’alta finanza (basti vedere quello che sta succedendo in Spagna e in Italia, ove uomini del mondo finanziario sono ormai ai posti di comando della politica), forse l’unica soluzione diventa il boicottaggio delle aziende che delocalizzano. Basti pensare che la Stock, nel comunicare quanto stava avvenendo, ha emesso un comunicato nel quale dopo aver ringraziato i lavoratori di Trieste per la fregatura che gli è stata rifilata, ha provveduto ad informare gli italiani (a questo punto si vede che ci considerano babbei fatti e rifiniti) che i prodotti della azienda rimarranno comunque sul mercato. Oltre allo Stock 84, si tratta della Vodka Keglevich e del Limoncè. La risposta migliore degli italiani, sarebbe un bel boicottaggio, accompagnato dalla seguente considerazione: adesso andate a vendere i vostri prodotti in Repubblica Ceca.