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Perchè in Italia non si parla della rivoluzione islandese?

IslandaNoi italiani, non si sa  con quanta ragione, continuiamo a trastullarci nell'idea di vivere in una democrazia pienamente realizzata. Prima o poi, però, qualcuno si dovrà porre una domandina semplice semplice: l'Italia, è veramente un paese libero? Sì, in effetti sembra che se qualcuno vuole far sapere qualcosa può farlo liberamente, che le opinioni possono circolare senza che nessuno possa censurarle o nasconderle. Però ci sono segnali che inducono a pensarla in maniera diametralmente opposta. 

Per capire di cosa si stia parlando, bisognerebbe prima fare un'altra domanda, anche essa semplice: qualcuno, in Italia ha mai sentito nessuno parlare di Rivoluzione islandese? Io ho provato a fare una piccola indagine nella mia cerchia di conoscenti, tutte persone discretamente informate di quanto si muove nel corpo della società e dotati di strumenti intellettivi forse addirittura superiori alla media. La risposta è stata veramente sconfortante: nessuno ne sapeva nulla. E se ci si prova a parlarne con qualcuno, si rischia di esser presi per pazzi, per uno di quegli ammiratori survoltati delle storielline, spesso graziose, che circolano sul Graal o sul tesoro dei Templari. E allora, proviamo a squarciare il velo steso intorno alla vicenda dai mezzi di (dis)informazione che ormai abbondano in Italia.

Qualcuno forse ricorderà che l'Islanda, qualche tempo fa, si è trovata nel bel mezzo di una crisi di dimensioni bibliche, indotta dalle sciagurate politiche finanziarie del Governo e che ha portato una serie di conseguenze estremamente serie sul tenore di vita degli stessi cittadini, che pure non erano responsabili delle scellerate scelte dei governanti. Di fronte ad avvenimenti che mettevano a rischio non solo il presente, ma anche il futuro, cioè la vita dei propri figli, i cittadini islandesi hanno elaborato una rispostaesemplare. Prima hanno costretto a dimettersi i responsabili della crisi, cioè il Governo al gran completo. Quindi, le principali banche che avevano ricoperto un ruolo negli avvenimenti che hanno innescato la crisi sono state nazionalizzate. Inoltre,, c'è stato un netto rifiuto di fronte alla pretesa di rimborso di Gran Bretagna e Olanda, che avevano prestato soldi per superare la crisi, con il contemporaneo arresto dei principali finanzieri e top manager responsabili della bancarotta del Paese. Infine, è stata creata una assemblea popolare incaricata di riscrivere la Costituzione del paese. Il .tutto attraverso una vera e propria rivoluzione totalmente pacifica, senza alcuno spargimento di sangue, con le proteste e le urla in piazza che sono il corollario di manifestazioni simili, una rivoluzione contro il potere politico-finanziario neoliberista che aveva condotto il Paese nella grave crisi finanziaria.

Quello che forse dovrebbe interessarci ancora di più, noi cittadini che giorno dopo giorno vediamo restringersi gli spazi di democrazia reale e che dobbiamo assistere alla invereconda farsa della presentazione di progetti di legge che porterebbero alla pratica chiusura di ogni blog, è la risposta, anche essa rivoluzionaria, data dall’Islanda di fronte a quanto era successo in precedenza. Essa, si è concretizzata nel progetto, denominato ”Icelandic Modern Media Initiative”. E' un progetto finalizzato alla costruzione di una cornice legale per la protezione della libertà di informazione e dell’espressione con l’obiettivo di creare un ambiente sicuro per il giornalismo investigativo, una sorta di “paradiso legale” per le fonti, i giornalisti e gli internet provider che divulgano informazioni giornalistiche. Perchè senza libera informazione, non c'è libertà che tenga. Quanta differenza con la nostra supposta democrazia, ove programmi scomodi come quello di Santoro chiudono e una professionista di vaglia come Milena Gabbanelli non riesce a condurre il suo giornalismo investigativo con un minimo di sicurezza, in quanto la RAI non vuole coprirla legalmente. Del resto, questo è il paese della cricca, di quelli che al telefono, a pochi minuti da un terremoto che ha seminato morte e distruzione in Abruzzo, se la ridono pregustando gli affari che stanno per arrivare. Le innumerevoli cricche che hanno preso in ostaggio l’Italia, hanno bisogno di vietare intercettazioni, di chiudere blog e oscurare Internet, cioè lo spazio fisico ove la democrazia ancora riesce a concretizzarsi, ad onta di chi la vorrebbe togliere di mezzo.

 

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