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Era già tutto previsto

 

Chissà perché, ogni volta che nel nostro paese si respira aria di cambiamento, riemerge puntuale come una cambiale la strategia della tensione. E’ successo alla fine degli anni ’60, quando la grande avanzata del PCI sembrava dover portare alla fine della egemonia democristiana, nella prima metà degli anni ’90, quando l’inchiesta di Mani Pulite scoperchiò il pentolone della corruzione endemica che ormai stringeva il paese come un cappio e torna oggi che i segnali del grande malessere dell’elettorato stanno scompaginando i vecchi schemi bipolari creati ad arte per perpetuare la deriva gattopardesca del nostro paese (cambiare tutto, affinché tutto rimanga uguale) e vanno a premiare un movimento come quello di Grillo, per il quale si può provare simpatia o meno, ma al quale bisogna riconoscere la qualità di vera novità in un panorama asfittico dominato da politicanti di professione che non vogliono saperne di schiodarsi dalla poltrona e di andare a lavorare almeno un giorno nella vita. Si possono fare molte riflessioni su questa riproposizione della strategia che ha segnato i momenti più bui della storia repubblicana, a partire dal fatto che è del tutto evidente l’esigenza di andare a mettere finalmente mano in un mondo, quello dei servizi segreti ufficiali, occulti o deviati, che non sono mai stati toccati dal rinnovamento. E per mettere mano in quella galassia occulta, bisogna decidersi a togliere il segreto di Stato sui tanti momenti neri che hanno segnato con inesorabile regolarità la storia d’Italia da Portella delle Ginestre in poi. Un paese che non conosce la verità su Piazza Fontana, su Piazza della Loggia, sulla strage alla Stazione di Bologna, sugli attentati degli anni ’90, sulle morti di Falcone e Borsellino, nel quale si parla di trattative tra Stato e cosche mafiose, nel quale movimenti eversivi di destra e sinistra sono stati usati in funzione di rinsaldatura del sistema, non può dire di conoscere il suo passato e un paese che non abbia una memoria storica, non è un paese civile. Questo deve essere chiaro e finché non saremo riusciti a fare chiarezza sul nostro passato, dovremo rassegnarci a rivivere in continuazione episodi delittuosi come quelli che hanno scandito il dispiegarsi della strategia della tensione. Ecco perché è arrivato il momento di cambiare, anche in politica, mandando a casa una classe dirigente che ha fallito totalmente e che ha saputo solo mettere in atto i provvedimenti necessari per la propria autoriproduzione e per perpetuare i propri privilegi di casta. Stavolta è proprio il caso di dire: o si cambia o si muore!

 

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