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Forse sarò monomaniaco, ma spesso mi domando in che razza di paese viviamo. L’ultima vicenda che mi ha spinto a farmi questa domanda, è quella riguardante lo scudetto vinto dalla Juventus. Che è il ventottesimo, in quanto, due sono stati revocati per le note vicende legate a Calciopoli e alle malefatte di Moggi. Sulle quali non serve neanche tornare sopra, visto che sono notissime. Qualcuno ricorderà all’epoca che la linea difensiva della società bianconera, non fu volta a contestare le accuse, visto che i riscontri rivelavano all’istante il modo in cui la Vecchia Signora aveva predisposto un sistema di potere volto a garantire la vittoria, andando oltre la probabilità che poteva derivare dall’avere una squadra molto forte. Una linea difensiva tesa a cercare di limitare i danni, che avrebbero potuto e dovuto essere molto maggiori, considerato che per molto meno il Genoa, poco tempo prima, era stato spedito dalla serie alla serie C, senza che si levasse una voce contraria. Bene, oggi, passata la festa, gabbato lo santo. La stessa Juventus che doveva ringraziare solo il suo nome per avere avuto una semplice retrocessione in serie B con penalizzazione, oggi, vinto il ventottesimo scudetto, vorrebbe applicare sulla sua maglia tre stelle, quelle che starebbero ad indicare trenta scudetti. Affermando con ciò, come del resto fanno ormai da mesi giocatori e dirigenti, di sentire come legittimi quei due scudetti vinti coi metodi moggiani. In pratica siamo alla vera e propria apologia di reato: la Juventus, con la arroganza che del resto da sempre distingue i potenti, afferma di sentirsi al di sopra della legge, come del resto faceva Silvio Berlusconi quando nonostante i reati contestatigli dai giudici, si sottraeva al giudizio della magistratura in virtù di un risultato elettorale che, a detta dei suoi servitorelli, non poteva essere ribaltato. La sovranità popolare, la chiamavano. La lezione del tycoon di Arcore ha fatto proseliti anche nel calcio italiano e oggi, come del resto è stato per Mani Pulite, sembra che nessuno si ricordi più di Calciopoli. Tanto che un pregiudicato come Luciano Moggi può andare tranquillamente in televisione a rilasciare il suo Vangelo calcistico, fatto di assurdi strafalcioni, rivisitazioni storiche da far gioire i comici del Bagaglino e editti civitavecchiesi come quello che ha colpito il povero Prandelli, reo di aver detto che i giocatori omosessuali dovrebbero avere il coraggio civile di fare outing. Ecco, questo è il paese in cui viviamo, un paese ove la legge, l’unica che conta, è quella del più forte. Dopo di che, ci meravigliamo che gli stranieri non investano in Italia. Incredibile, ma vero.