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Era facilmente preventivabile, ma gli avvenimenti che stanno travolgendo il calcio italiano lasciano comunque sgomenti. Mentre si susseguono gli arresti e vengono emessi gli avvisi di garanzia, non si può che pensare, con amarezza, che in fondo era già tutto previsto. Quando un movimento sportivo già travolto da tre scandali (calcioscommesse uno e due, Calciopoli), prosegue allegramente con gli stessi dirigenti e non si dota di anticorpi in grado di evitare il ripetersi all’infinito di questi episodi, vuol dire che il finale della storia è già scritto e che quanto sta succedendo era inevitabile. Nel paese ove dopo Mani Pulite si è riusciti a dare credito a chi diceva che Craxi era un perseguitato dalla magistratura, era del tutto inevitabile ritrovarsi un Moggi a pontificare sulle televisioni private e a rilasciare sprezzanti dichiarazioni dalle quali viene fuori solo la pretesa di una impunibilità che solleva ribrezzo. Ma non solo Moggi, se si pensa che la dirigenza della Juventus, dopo quello che è venuto fuori all’epoca di Calciopoli e che è stato solo minimamente punito dai processi del 2006, inseguito alla conquista dello scudetto 2011-12 ha espresso con arroganza spaventosa la sua intenzione di fregiarsi della terza stella, a significare che si ritengono legittimamente acquisiti i due scudetti che sono stati tolti alla società bianconera per effetto delle trame messe in opera da Moggi e compagnia truccante e truffante per modificare a proprio vantaggio lo svolgimento delle gare. Per capire l’arroganza di questa pretesa, basterebbe ricordare che il Bologna è in attesa dal lontano 1926 di vedersi riconosciuto lo scudetto a seguito dello scandalo Allemandi che portò alla revoca del titolo vinto dal Torino! E che dire di quello che rischia di diventare un altro simbolo di questo scandalo, quel Lotito presidente della Lazio che non più tardi di un anno fa proclamava alla stampa di sentire il tintinnio di manette? Per gli altri, naturalmente, mentre alla Lazio si aggiustavano (perlomeno secondo quanto emerge dagli atti giudiziari) le partite a proprio vantaggio e si vaneggiava di Task Force per controllare il corretto svolgimento delle partite, sempre degli altri. Anche in questo caso, verrebbe da dire che si è in presenza del logico corollario ad una partita rimasta nella mente e negli occhi di milioni di sportivi, quel Lazio-Inter del 2010, nel corso della quale i tifosi della Lazio chiesero ai propri giocatori di lasciare campo libero agli avversari per non lasciar vincere lo scudetto alla odiata controparte cittadina, la Roma. Oggi, in una sorta di legge del contrappasso, quella richiesta assume il suo giusto valore: quando si chiede ai propri giocatori di andare contro le leggi che regolano lo sport, bisognerebbe non lamentarsi se poi gli stessi operano fraudolentemente anche in seguito. Ma l’etica, in Italia, è ormai una parolaccia.