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Una cosa che sugli organi di stampa italiani, tutti occupati ad incensare le sorti magnifiche e progressive dell'Europa, non viene mai detta, è che mentre al popolo greco si chiedono sacrifici inenarrabili, arrivando addirittura al pratico commissariamento del paese, al governo ellenico si impone come condizione, al fine di concedere quella che si configura come una carità pelosa, l'acquisto di armi tedesche e francesi. Proprio così: Angela Merkel e Nicolas Sarkozy, per elargire gli euro che dovranno contribuire (se ci riusciranno), al salvataggio della Grecia, hanno posto come condizione l'acquisto di armi prodotte da aziende tedesche e francesi. Per capire la portata di una operazione che si caratterizza come un vero scippo ai danni dei cittadini greci, basti pensare che tra le misure imposte per rimettere in ordine i conti, sono previsti tagli del 20% alle pensioni che eccedono i mille euro, decurtazioni di stipendio pesantissime, tagli alla sanità, licenziamenti di massa nel settore pubblico e, soprattutto, un taglio alla spesa sociale che ammonta al 9%, mentre, al contempo, per effetto delle commesse che la Grecia dovrà ordinare a Francia e Germania, le spese militari, nell'anno di grazia 2012, cresceranno del 18%. Non ci sono parole per commentare questo fatto, considerato che la guerra è stata praticamente espulsa dall'orizzonte europeo, che la stessa Europa può al massimo proporsi per operazioni di peacekeeping e che anche l'Italia ha ormai capito che una delle prime cose da tagliare, in un momento in cui si stringe la cinghia e si comprimono i livelli di vita dei propri cittadini, sono proprio gli armamenti. Da questi dati, si capisce come ormai l'Europa, da sogno di integrazione tra eguali si stia trasformando in un incubo, che porterà i paesi meno potenti politicamente a diventare vassalli di un direttorio dal sapore neocolonialistico. Per inciso, ricordiamo che la Grecia ha molte responsabilità di suo, nella crisi che la sta attanagliando, ma che ormai da tempo si sta sottoponendo alel ricette economomiche chieste dal Fmi e dagli altri organismi sovranazionali. Applicate le quali, si sente dire che non basta mai. Nel frattempo, la disoccupazione nel paese, dall'inizio della crisi, è raddoppiata, schizzando dal 10 al 21%. Come dare torto a coloro che scendono in piazza?