Nel settembre del 1935, a poche ore dall'inizio del campionato, il mondo del calcio italiano, fu preda del clamore suscitato dalla fuga dei tre fuoriclasse argentini della Roma, Guaita, Scopelli e Stagnaro.
Nel settembre del 1935, il calcio italiano è messo a rumore da una clamorosa notizia; sono fuggiti dalla Capitale i tre argentini della Roma, Guaita, Scopelli e Stagnaro. In questo modo la Roma, che era la principale favorita per il titolo di Campione d'Italia in vista del nuovo torneo, si ritrova privata dell'attacco. La beffa sarà doppia se solo si pensa che alla fine del torneo, la squadra giallorossa arriverà ad un solo punto di distacco dal Bologna campione...
Guaita, detto "Corsaro Nero" dal sempre immaginifico pubblico di Testaccio, aveva tecnica straordinaria e gli osservatori dell'epoca non ebbero alcuna remora a definirlo il primo attaccante dell'era moderna. Vittorio Pozzo, lo aveva inserito in Nazionale in vista dei Mondiali del 1934, poi vinti dall'Italia e nei quali Guaita dette ripetuti saggi della sua classe. Scopelli, era invece la classica mezzala capace di costruire l'azione e di concluderla. Era detto "El conejito", il coniglietto. per una certa propensione ad uscire dalla contesa, quando questa si faceva calda. Pozzo aveva chiamato anche lui e lo aveva fatto giocare contro la Francia, anche se poi non lo aveva convocato per i Mondiali. Stagnaro, in patria, era quello che godeva di maggior fama ma a Roma, aveva dovuto scontrarsi col grande Bernardini. Le difficoltà avevano pesato sul suo morale e questo è un particolare da non dimenticare, per il prosieguo della storia. Quando la notizia si sparse, "Il Littoriale" accusò il trio di tradimento e scrisse che nessuno li rimpiangeva. Purtroppo, nei primi mesi del torneo, l'assenza di Guaita e Scopelli, si avvertì in maniera irreparabile, Alla fine, il tecnico Barbesino, disperato, decise di buttare nella mischia un ragazzone scovato nel collegio di Albano, Dante Di Benedetti, che nessuno conosceva. E la risposta di questi fu straordinaria, dando consistenza fisica ad una prima linea che sino ad allora era stata un ectoplasma. La Roma chiuse ad un solo punto dal Bologna campione.
Perché la fuga? A spingerli, fu soprattutto la paura di dover partire per la guerra che il nostro paese stava per muovere all'Etiopia. Del tutto infondata, tra l'altro, se si pensa che la dirigenza romanista si era mossa per fare in modo che i tre potessero svolgere il servizio militare proprio a Roma, come del resto era uso per i calciatori. E voci d'epoca, adombrarono l'ipotesi che per l'operazione si fosse mosso Vaccaro, Presidente della Federazione e tifoso della Lazio. Lo stesso Vaccaro che si era mosso nel 1927 per fare in modo di evitare che la Lazio fosse inglobata nella fusione delle società romane che avrebbe portato alla nascita della Roma. Le voci in questione non furono mai dimostrate. Fatto sta che i tre partirono a lo scudetto svanì.